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Work for "Dolomiti contemporanee" curated by Gianluca D'Inca Levis

open in painting
muro, 2013

andreco è arrivato nelle dolomiti di notte, pioggia battente, rocce fredde e bagnate. la mattina dopo, era ad esplorare l’ambiente dell’alpe del nevegal. ha raccolto sassi, li ha analizzati: la geologia e la petrografia fanno parte da tempo della sua ricerca. è venuto al brigata perchè è interessato a questo spazio, montagna, ambiente, roccia, natura, e uomini. venuto a leggerlo, e rappresentarlo. è stato un sasso, una pietra di calcere dolomitico, trovata in terra, a suggerigli la forma del proprio oggetto pittorico. il suo muro presentava un problema, forse. un intralcio, il terrazzo. che taglia la facciata, la interrompe. in realtà, no. la caratterizza. il balcone c’era, infatti c’è (come a terra c’è il sasso). dunque l’artista ha preso il sasso, e ripreso il balcone. alla fine il balcone, usurato dal tempo, da impedimento architettonico è divenuto un punto di forza del mio lavoro. il sasso è divenuto un macigno. il masso sfaccettato, è un simbolo macroscopico. la semplificazione della sua geometria di base, ne accentua la valenza icastica. esso diviene rappresentazione simbolica della terra. il macigno è appoggiato sul terrazzo. il terrazzo diviene il sostegno del macigno, che su di esso si libra, quale nuvola, sogno, simbolo, pietra della follia, spazio della ricerca e del rapporto, un simile macigno, avrebbe da pesare, se non fosse fatto leggero da queste sue forze e funzioni: se fosse solamente reale, con il proprio peso metterebbe in crisi la struttura del balcone, la cui statica reggerebbe. il balcone collasserebbe, schiacciato dal sasso. che invece ora se ne sta lì, appoggiato, in attesa della pittura che gli sorgerà accanto. il balcone non collassa. contro le leggi della statica. "Newton è morto di nuovo." 
(Gianluca d’Incà Levis, 31 Agosto 2013)